3 buoni motivi per fare network marketing: i vantaggi per chi diventa Advisor

3 buoni motivi per fare network marketing: i vantaggi per chi diventa Advisor

I vantaggi per chi diventa Advisor

Perché fare network marketing conviene? Entrare in un network può aprirti un mondo di possibilità praticamente infinito. In qualità di Advisor, puoi scoprire come crescere in una community sana e solidale in modo da promuovere il benessere collettivo in termini di relazioni e guadagni economici.

Abbiamo già parlato di come smascherare i network tarocchi e non affidabili, quindi di come NON fare network.
Tieniti alla larga dalle reti che lavorano in modo scorretto.

Ma adesso soffermiamoci sui motivi per i quali può essere vantaggioso far parte di un network puro e onesto.

1. Guadagni consigliando gli acquisti che ti hanno soddisfatto

Premessa: un buon advisor è un acquirente. Un networker non deve vendere assolutamente nulla, anzi.

Si tratta di un consumatore talmente soddisfatto di un servizio / prodotto e che decide di consigliarlo a coloro che potrebbero trarre il suo stesso vantaggio.

Potresti trovare un prodotto estremamente utile per quel collega che cercava da tanto tempo una soluzione a un problema. O magari potresti proporre un prodotto davvero ottimo per un amico che è molto interessato a un determinato settore.

Insomma, non si tratta mai di vendita diretta, ma semplicemente di consigliare qualcosa a qualcuno condividendo la tua esperienza di acquisto e di consumo.

Dopotutto è quello che facciamo ogni giorno.

Pensaci, tutti noi condividiamo con amici e parenti dal vivo e sui social le nostre emozioni in seguito a un acquisto. Ne parliamo seduti a un bar oppure postiamo online le impressioni che abbiamo avuto dopo aver usato un prodotto che ci ha davvero soddisfatti.

Perché non trarre vantaggio da qualcosa che facciamo quotidianamente, allora?

La società dei consumi ci ha reso acquirenti abituali.
Questo vuol dire che sappiamo cosa e come comprare per soddisfare le nostre necessità.

Puoi diventare un advisor di un network consigliando un acquisto che reputi meritevole a dei conoscenti. È così che potrai beneficiare in due modi della rete che hai creato: innanzitutto migliorerai la vita delle persone con cui interagisci.

In più guadagnerai una percentuale in seguito a un acquisto determinato dalla tua mediazione.

Non dimenticare che, nel caso di un network puro come AVANGARD, la rete di contatti che stabilirai non sarà girata nelle mani di un’azienda, ma sarà formata da persone che ti riconosceranno come un esperto autorevole del prodotto che avrai consigliato.

Ecco perché, all’interno di un network puro fatto di consumatori solidali tra loro, è impossibile proporre prodotti inutili alla comunità.
Ma questi non sono solo gli unici vantaggi di cui può godere un advisor.

2. In un network puoi guadagnare senza rinunciare al tuo lavoro

Fare network è un’attività sostanzialmente semplice che siamo portati a fare in modo naturale. Dopotutto è nella natura umana crearsi una rete di relazioni.

Non solo, il network marketing non necessita della totalità del tuo tempo. Non hai bisogno di lasciare il lavoro per diventare un advisor all’interno di un network puro.

Non a caso molti degli advisor sono dei professionisti provenienti dai settori più disparati. Sono accomunati dalla passione per il networking e dall’ambizione di rendere la propria rete più sana e sensibile al tema dell’ecologia e dell’efficientamento energetico.

L’attività dell’advisor è ben lontana dalla vendita diretta e si basa sulla tua motivazione e sulla tua capacità di formare legami con le persone che ti circondano.

E puoi farlo quando hai tempo, senza trascurare il tuo lavoro. Questo vuol dire che puoi sia lavorare esclusivamente come advisor in un network grande e redditizio, sia affiancare quest’attività all’impiego di tutti i giorni.

Il network assicurerà un’entrata economica secondaria che dipenderà solo da te. Questo significa che, anche se dovrai rispettare alcuni impegni per continuare a far parte della rete, potrai agire nel tuo network senza sottostare a scadenze dettate da altri.

Insomma, fare l’advisor è un’attività molto flessibile e dinamica. Si tratta di un lavoro che si adatta ai tuoi tempi, ai tuoi spazi e alle relazioni che costruisci durante la vita di tutti i giorni.

Ti sembra troppo semplice? In realtà non è cosa di tutti i giorni stringere una rete di contatti virtuosi con persone ed enti, ma può essere estremamente fruttuoso dal punto di vista economico, come abbiamo già parlato in quest’articolo (I numeri del network marketing).

E non è solo conveniente.

È anche strettamente regolamentato per evitare che gli advisor vengano truffati all’interno di network tarocchi che non tutelano il loro lavoro.

3.  Il network marketing è un’attività regolamentata e accessibile (quasi) a tutti

È così: il mondo del network marketing non è un far west come viene spesso dipinto. Al contrario, si tratta di un ambito ben regolamentato al fine di tutelare gli advisor.

Spesso i network fasulli creano circoli viziosi per attirare nuovi advisor e arricchirsi esclusivamente con quote di partecipazione, corsi di formazione e costi di iscrizione e di attivazione esorbitanti. Tutto questo è illegale e i network che agiscono così sono perseguibili a norma di legge.

In un network puro, l’advisor è semplicemente un cliente soddisfatto che, in seguito al rilascio di un codice, guadagna una percentuale in seguito all’acquisto di un prodotto che ha consigliato a un suo conoscente.

Tutto qui.

Nessuna vendita diretta, nessun supervisore che ti assilla per una lista di nominativi. L’unico modo di fare network marketing restando nell’ambito della legalità e dell’integrità morale è questo. Inoltre è anche controproducente chiedere ai propri advisor di diventare venditori.

Innanzitutto molti di loro non hanno il tempo di farlo. Poi, banalmente, non ne sono in grado. È per questo motivo che i network tarocchi non riconoscono uno stipendio a coloro che chiamano advisor ma (mal)trattano come venditori.

Ricorda: in un network puro non sarai mai un venditore. Ecco perché lo può fare praticamente chiunque.

Trattandosi di un’attività regolamentata ma occasionale e non necessariamente continuativa, può essere sicuramente esercitata da dipendenti privati e lavoratori autonomi. Ovviamente, nel caso del lavoro da dipendente in un’impresa privata, è sempre etico assicurarsi che la propria attività da advisor non entri in conflitto con l’azienda per la quale si lavora.

A ogni modo sarebbe bene farlo noto al datore di lavoro. C’è bisogno di approfondire il discorso per quanto riguarda il settore pubblico, ma valgono più o meno le stesse considerazioni che abbiamo fatto finora.

Se vuoi avere una panoramica giuridica in merito per sapere in che modo i dipendenti pubblici possono fare networking, puoi consultare quest’altro articolo (I dipendenti pubblici possono fare networking?).

Insomma, è chiaro che chiunque può iniziare a fare network marketing in un network puro. Anche tu puoi diventare advisor.

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I numeri del network marketing

I numeri del network marketing

Il network marketing è una possibilità concreta, ma soltanto se si tratta di network marketing e non di altro!
Chi incontra il network, quello vero, quasi sempre se ne innamora perché è davvero straordinario, entri in un sistema dove guadagni dai tuoi acquisti e da quelli della community che riesci a costruire grazie alle tue relazioni.
Abbiamo già spiegato in un altro articolo come NON fare network marketing. Oggi invece scopriamo i numeri del settore network nel mondo.

Quanto vale il mercato del Network Marketing?

L’anno scorso il network marketing ha fatturato oltre 180 miliardi di dollari, e questo senza considerare il mercato cinese. Sono numeri impressionanti, ma quindi è vero che con il network si arricchiscono tutti? Direi proprio di no.

Questo è il fatturato di 120 milioni di addetti, quindi, ogni networker ha portato, in media, un fatturato di 1.500 $ in un anno. Si, hai capito bene 1.500 $ in un anno! Ovviamente, c’è chi ha guadagnato tantissimo e chi, invece ha fatto arricchire qualcuno del sistema.

Credo che valga davvero la pena approfondire l’argomento, perché è un mercato enorme, con una crescita continua e che deve ancora manifestare il suo vero potenziale e questo avverrà solo quando i protagonisti del mondo network riusciranno a superare i punti deboli del sistema e orientare le loro attività, le loro aspettative e i loro tornaconti a lungo termine.

Quando ti dicono che con il network diventi ricco …

…ma poi scopri che un networker fa un

fatturato medio di 1.500$ all’anno.

E in Italia?

Nel bel Paese i numeri sono migliori ma, di certo, non fanno fare salti di gioia con oltre 220.000 addetti si producono quasi 700 milioni di euro, quindi il networker italiano guadagna su un fatturato medio di 3.180 € in un anno, cioè quasi 3.500 $ in un anno!

Ovviamente, in questa giungla c’è chi guadagna tantissimo e chi, invece, ha fatto arricchire qualcuno del sistema.
Ma allora perché tanti titoli trionfalistici sul settore?

Semplice: per le aziende il risultato complessivo va più che bene, anzi direi benissimo, e poco importa se gli incaricati alla vendita diretta, è giusto chiamarli così, sono carne da macello, personale ad uso e consumo, vittime da sacrificare per l’unico e vero dio di queste aziende…il fatturato!

Attenzione ai tarocchi

In verità, tutto questo ha ben poco a che fare con il network perché la quasi totalità delle aziende del settore hanno taroccato il sistema, hanno introdotto dei bugs che consentono di spremere gli incaricati fintanto ne hanno e poi liquidarli senza alcun riconoscimento per il lavoro fatto, per l’impegno profuso, per la rete costruita.

Come sempre vi invito a partecipare agli incontri del martedì del Network AVANGARD e a porre tutte le domande del caso. Saremo lieti di spiegare meglio la differenza il Network Puro e il finto Network.

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La check-list per partecipare ai meeting

La check-list per partecipare ai meeting

Alcuni anni fa fecero uno studio sugli elicotteri che erano precipitati fino a quel momento e scoprirono una cosa davvero sorprendente: gran parte degli incidenti erano causati da attrezzi presenti a bordo che erano stati lasciati fuori posto.

Da quel momento, a bordo degli elicotteri vale la regola che si decolla solo quando tutti gli attrezzi sono nella loro cassetta. Cioè la cassetta degli attrezzi fu organizzata in slot, ciascuno dei quali destinato ad accogliere uno specifico attrezzo. Il decollo poteva avvenire solo se tutti gli slot erano correttamente occupati.

Fu allora che nacque il concetto di check-list, che oggi è entrato così prepotentemente nella nostra quotidianità.

Prima di decollare, quindi, verifichiamo che abbiamo tutto ciò che ci serve!

1) Carta e penna:
prendi oggi gli appunti che potranno servirti domani.

2) Gli indovinelli alla fine:
riserviamo le domande per la fine dello speech, per non perdere il filo del discorso.

3) Rispettiamo il copyright:
evitiamo di fare foto, screenshot e registrazioni audio / video. Richiediamo i materiali all’oratore a fine presentazione.

4) Modalità aereo:
passiamo il telefono in modalità aereo per evitare che interferisca con il corretto funzionamento dei microfoni e degli altri dispositivi, e per evitare distrazioni.

Questo piccolo e semplice vademecum vale per tutti i meeting di Avangard, e io vi ringrazio in anticipo per la vostra solerzia.

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I dipendenti pubblici possono fare networking?

I dipendenti pubblici possono fare networking?

Compatibilità tra le professioni e il network marketing

Quando si lavora in proprio, naturalmente, si può fare un po’ quello che si vuole, ma quando si è dipendenti potrebbero esserci delle limitazioni allo svolgimento di un secondo lavoro e questo vale anche se si vuole fare l’addetto alle vendite nei, cosiddetti, momenti liberi.

Dipendenti nel settore privato

Per i dipendenti nel settore privato generalmente le restrizioni sono minime, tuttavia, il suggerimento è di leggere con molta attenzione il contratto di lavoro perché potrebbero esserci delle clausole che limitano lo svolgimento di altre attività, soprattutto se le due attività entrano, in qualche modo, in concorrenza l’una con l’altra.

È ovvio che, se in quest’ultima fattispecie, anche se il contratto di lavoro non prevede nulla in merito, il datore di lavoro potrebbe risentirsi, infatti, non è assolutamente piacevole vedere un proprio dipendente praticare una seconda attività che è in concorrenza con la sua azienda. In questo caso, più che le clausole e la legge, bisogna semplicemente far prevalere il buon senso. È preferibile fare una scelta, comportarsi con lealtà e sincerità. Sono comportamenti, o se preferite, qualità sempre più rare e, proprio per questo, molto apprezzate.

Molto dipende anche dal tipo di contratto di lavoro, part-time o full-time, dal settore e dalla struttura aziendale di cui si è dipendente. In linea di massima, come già detto in precedenza, non si riscontrano grossi problemi per i dipendenti di aziende private e, a riprova di ciò, ci sono tantissime persone che svolgono l’incarico di addetto alle vendite come secondo lavoro. I soldi non bastano mai e poter contare su una seconda entrata è senza ombra di dubbio qualcosa di molto interessante soprattutto se si tratta di fare un’attività estremamente flessibile.

Dipendenti iscritti agli albi professionali

Le cose sono leggermente più complicate quando una persona è iscritta ad un albo professionale, i medici, ad esempio, devono essere autorizzati dal proprio Ordine professionale, quindi, in questo caso, prima di iniziare, è meglio formulare un quesito al proprio Ordine professionale, questo consentirà di eliminare qualsiasi dubbio e mettersi a riparo da spiacevoli e dannose azioni disciplinari.

Dipendenti del settore pubblico

Nel caso dei dipendenti pubblici il ragionamento diventa un po’ più articolato e complesso, ma la regola aurea rimane sempre la stessa, cioè, la risposta la trovi sempre nel tuo contratto di lavoro. Ad ogni modo, facciamo una panoramica andando ad analizzare quale caso specifico, prima di iniziare però, a scanso di equivoci e malintesi, è necessario fare un piccolo preambolo.

Abbiamo visto che il network marketing, anche se è più corretto parlare di vendita diretta con sistema provvigionale multilivello, è un’attività assolutamente legale anche in Italia, quindi, il fatto che si possa fare o meno come secondo lavoro non ha nulla a che vedere con il rispetto della legge, l’incompatibilità va analizzata su questioni squisitamente contrattuali e niente altro.

Nella legge 173 del 2005, all’articolo 3, viene specificato che “L’attività di incaricato alla vendita diretta a domicilio senza vincolo di subordinazione può essere esercitata, senza necessità di stipulare un contratto di agenzia, da soggetti che svolgono l’attività in maniera abituale, ancorché non esclusiva, o in maniera occasionale, purché incaricati da una o più imprese”, quindi, il fatto che non è richiesta la stipula di un contratto di agenzia, consente, alla maggior parte dei dipendenti, anche pubblici, di svolgere l’attività di incaricato alla vendita diretta, infatti, la maggior parte delle aziende di vendita diretta non richiedono la firma di un contratto. Ovviamente, questo è vero fintanto che si tratta di un’attività che può essere inquadrata come “occasionale”.

C’è anche un’altra considerazione da fare, cioè, normalmente, chi inizia a fare vendita diretta lo fa acquistando ed utilizzando i prodotti, pertanto, nessun contratto di lavoro può vietare di comprare e usare dei prodotti, né, tantomeno, può impedire di suggerirli ad altri.

In linea di principio, quindi, stando a quanto stabilisce la normativa, non ci sono elementi specifici che impediscono ad un dipendente pubblico di fare l’addetto alla vendita diretta come secondo lavoro.

Molto spesso, per evitare di affrontare la situazione, ho assistito a tante situazioni in cui il codice attività è stato intestato alla moglie, al figlio, al fratello o ad un altro familiare, è vero, nessuno potrà dirti niente, ma a mio avviso non è proprio un comportamento da elogiare e il messaggio che passa e decisamente poco etico.

Quanta fiducia può ispirare uno che lavora sotto falso nome? Non lo so, ma vorrei chiudere qui quest’argomento per evitare di passare per moralista, ma preferisco una soluzione definitiva a questi piccoli sotto e fuggi da furbetto italiano.

Ecco perché a chi lavora a tempo pieno nella pubblica amministrazione, per evitare qualsiasi tipo di problema, continuo suggerire di visionare con molta attenzione il proprio contratto di lavoro, magari insieme al responsabile dell’ufficio amministrativo che si occupa dei contratti dei dipendenti e, insieme a lui, cercare di trovare la soluzione migliore, ammesso che esista, ma se la soluzione non c’è, allora c’è solo da fare una scelta.

Non sto dicendo che bisogna licenziarsi, la mia è una pura e semplice considerazione. Se ti avvicini ad un altro lavoro, molto probabilmente quello che fai non ti soddisfa. Può essere una questione economica, può trattarsi di ricerca di gratificazione, possono esserci tantissimi altri motivi. Cercali, mettili per iscritti, dagli il giusto valore e, alla luce di tutto questo, scegli se continuare ad essere agganciato al rimorchio dello stipendio fisso oppure è arrivato il momento di rimettersi in gioco per puntare a qualcosa di più grande.

Non c’è niente di male ad essere dipendenti, non ho nulla contro lo stipendio fisso, ma quando sei attratto da qualcosa significa che quello che hai non ti basta più, quindi, è naturale che in questo caso si facciano delle considerazioni. La propria soddisfazione passa solo attraverso la realizzazione del proprio scopo e nessuno potrà raggiungerlo al posto tuo. A te la scelta.

I tempi cambiano per tutti, anche per i dipendenti pubblici. Il posto di lavoro statale, uno dei grandi sogni degli italiani, ha sempre vissuto fortune a corrente alternata. Ci sono stati momenti in cui le persone hanno fatto di tutto per accaparrarsi una scrivania, poi, per molti anni, è stato quasi snobbato, oggi, invece, a causa anche della crisi economica e del mondo del lavoro tradizionale, sono davvero tanti quelli guardano con interesse al posto statale, alla sicurezza che lo stipendio, anche se non certo di livello, può dare.

Ad ogni modo, bisogna dire che anche l’impiego presso le amministrazioni pubbliche è cambiato e non poco, infatti, anche il lavoro pubblico oggi assume i connotati della precarietà. Ci sono valanghe di contratti a tempo determinato e tantissimi vincitori di concorsi che non vengono mai immessi nel ruolo. Anche nel pubblico impiego si vive una vera e propria tragedia lavorativa.

Insomma, è vero che è diventato molto difficile riuscire a strappare un contratto a tempo indeterminato nel pubblico impiego, ma è altrettanto vero che una volta immesso nel ruolo difficilmente lo perdi e, quasi sempre, lo lasci solo per andare in pensione. Un percorso dalla retribuzione sicura, ma quasi sempre non particolarmente elevata. Insomma, come ogni altro lavoro, anche il “posto statale” ha delle luci e delle ombre con cui bisogna misurarsi e convivere. Alle tante certezze si contrappone, senza dubbio, molta rigidità, ma tutto cambia ed evolve e, ovviamente, anche il pubblico impiego non si sottrae a questa regola della natura.

Una casistica molto frequente riguarda i militari e i poliziotti che si avvicinano al mondo della vendita diretta con l’intenzione di diventare distributori indipendenti, pertanto, credo che valga la pena dedicarci qualche riflessione, fermo restando che la regola rimane sempre la stessa, cioè, la soluzione migliore deve essere trovata insieme all’ufficio preposto dell’amministrazione con cui si lavora.

A tal proposito è utile segnalare che il Ministero della Difesa ha emanato delle “Disposizioni in materia di esercizio di attività extraprofessionali retribuite da parte del personale militare”.
Sia per il personale militare sia per quello civile che lavora a tempo pieno per il Ministero della Difesa, vale il principio di esclusività di cui all’articolo 98 della Costituzione italiana, il quale sancisce che “I pubblici impiegati sono al servizio esclusivo della Nazione”.

Anche se, in realtà ci sono alcune attività che possono essere svolte come secondo lavoro anche dai militari, per esempio, i militari possono collaborare con testate giornalistiche, di consulenza o di formazione, ma vengono escluse in modo piuttosto tassativo quelle di commercio o comunque di vendita diretta, tuttavia, la norma prevede la possibilità di richiedere il rilascio di autorizzazioni per lo svolgimento di attività retribuite da società private. Per alcune attività, infatti, basta una comunicazione all’amministrazione di appartenenza, per altre è necessaria un’autorizzazione, che potrebbe anche non arrivare mai. Per quanto detto sopra, i militari non possono lavorare nella vendita diretta ecco perché quelli che lo fanno, spesso, ricorrono al sotto e fuggi del furbetto italiano affidando la titolarità del codice ad uno della famiglia. Ho già detto cosa penso in merito, quindi, la chiudo qui.

Un discorso del tutto analogo può essere fatto per poliziotti e vigili del fuoco perché anche in questo caso c’è incompatibilità, ovvero restrizioni importanti, con l’attività di addetto alla vendita diretta. Anche in questo caso servono autorizzazioni particolari per svolgere una seconda attività, normalmente, le autorizzazioni vengono concesse solo se non ci sono conflitti di interessi, né reali né potenziali e poi, anche se dipendono dal Ministero degli Interni, vale comunque il principio di “esclusività”.

Cerchiamo di sintetizzare tutto quello che abbiamo detto fino a qui sui dipendenti pubblici e la possibilità di svolgere una seconda attività, con particolare riferimento al mondo della vendita diretta. Il distributore di un Multi Livel Marketing è semplicemente un distributore indipendente non soggetto alla sottoscrizione di un contratto di lavoro e che svolge la sua attività in modo libero, occasionale, senza orari o restrizioni e questo la rende il secondo lavoro ideale quasi per tutti. Questo però non vale per i militari e le forze dell’ordine. Per loro servono autorizzazioni che è difficile, anzi, quasi impossibile ottenere.

Conclusioni

Alla luce di quanto detto, a prescindere da quello che fai, se sei un dipendente, specialmente nel pubblico impego, prima di iniziare qualsiasi attività, soprattutto se si tratta di vendita diretta, confrontati con l’amministrazione presso la quale lavori, è l’unico modo che può evitarti noie, fastidi e brutte sorprese con il lavoro che svolgi. Poi, una volta che ti sei informato e formato sull’argomento, potrai valutare e fare la scelta che ritieni più opportuna per te e per le persone che fanno parte della tua vita.

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