La forma è il contenuto. Intervista a Daria Cecere

La forma è il contenuto. Intervista a Daria Cecere

Daria Cecere, Brand Manager Avangard e Direttrice Creativa di Anàbasis Branding Agency, durante il convegno “La casa del consumatore intelligente” ha presentato al network nazionale le campagne di comunicazione della corporate campana impegnata nell’efficientamento energetico.

Con 10 anni di esperienza nell’ambito della comunicazione pubblicitaria, Cecere è una designer specializzata nella progettazione della brand identity, e aiuta aziende e professionisti ad avere una comunicazione visiva efficace e coerente.

Lei ha da poco presentato la nuova strategia di comunicazione e la campagna stampa 2022 di Avangard con un intervento dal titolo “La forma è il contenuto”. È una parafrasi della celebre frase del sociologo Marshall McLuhan, che diceva che “il mezzo è il messaggio”?

Esattamente

E lei è d’accordo con questa visione?

Non in senso assoluto, ma credo che quando vogliamo comunicare, la forma sia importante tanto quanto il contenuto. Il contenuto, il messaggio è la cosa più importante che abbiamo, ma dobbiamo considerarla come un oggetto prezioso che deve essere recapitato a qualcuno. Se non poniamo abbastanza cura nel trasportarlo – dal mittente al destinatario – rischiamo di distruggerlo, disperderlo. Ecco perché la forma assume per me la stessa rilevanza dei messaggi.
Questo accade non solo con la comunicazione aziendale, di cui io mi occupo, ma anche con la comunicazione one-to-one.

Secondo lei cosa deve rispondere un nostro Advisor quando qualcuno gli chiede cos’è Avangard?

Mi permetta di collegarmi al discorso precedente: non è tanto importante cosa risponde, ma come risponde.
In questa situazione io penso ci siano almeno tre modi differenti per rispondere. Mi rifaccia la domanda per favore:

Cos’è Avangard?

“Avangard è un’azienda che si occupa di efficientamento energetico e di altre soluzioni per il comfort della casa.”
Com’è? Non la trova un po’ scarna, asettica come risposta?

Direi di sì.

Eppure ho detto cosa fa, giusto? Quindi dal punto di vista della trasmissione del messaggio dovrebbe essere corretto: a domanda rispondo. Ma come può reagire il mio interlocutore? Credo che probabilmente taglierà con un laconico “ah, ok”, e il discorso finirebbe lì.

Allora riproviamo: cos’è Avangard?

“Avangard è un’azienda che si occupa di efficientamento energetico e di altre soluzioni per il comfort della casa che io stessa ho utilizzato, e con ottimi risultati!”
Come andava stavolta?

Un po’ meglio.

Questo perché ho aggiunto un’esperienza diretta, che è poi alla base del network.
Ma l’altro come risponde in questo caso?

Potrebbe dire “ah interessante, poi un giorno me ne parla meglio”

Quindi anche in questo caso il discorso non porterebbe a nessun interessamento concreto. Ma c’è un altro modo ancora per rispondere.

Cos’è Avangard?

Avangard è un’azienda che si occupa di efficientamento energetico e di altre soluzioni per il comfort della casa che io stessa ho utilizzato, e con ottimi risultati. Lo spiegano bene in questo cartone animato. Stiamo facendo belle cose insieme, pensi che siamo anche usciti sui vari giornali dell’arma dei carabinieri, sulla rivista L’Imprenditore e ah, dovrei avere qui una copia di Ambiente, ecco gliela lascio. Se le interessa puoi dare un’occhiata al blog destinato agli advisor.

Ecco, così è decisamente meglio perchè quando comunichiamo la forma è il contenuto.

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Il linguaggio elettromagnetico dell’acqua. Intervista a Luigi Vantangoli

Il linguaggio elettromagnetico dell’acqua. Intervista a Luigi Vantangoli

Luigi Vantangoli, direttore generale di Atena e ricercatore specializzato in fisica quantistica, ci parla dell’inquinamento elettromagnetico e dell’importanza di elementi naturali come l’acqua.

Dottor Vantangoli, nell’ambito della tavola rotonda “La casa del consumatore intelligente” stiamo affrontando il tema della transizione verso un modello sostenibile, all’interno del quale dobbiamo tenere presenti vari elementi, come le risorse naturali, prima fra tutte l’acqua. Sappiamo che in ATENA vi state occupando molto di questo elemento che è forse il più sottovalutato.

Vorremmo quindi chiederle: quale ruolo gioca l’acqua nell’inquinamento elettromagnetico, e come possiamo servirci delle conoscenze acquisita negli ultimi anni in questo campo all’interno del processo di transizione ecologica?

 

L’acqua è un elemento incredibile, e questo posso dirlo perché per trent’anni mi sono occupato di un suo aspetto poco noto. Nell’ambito del restauro infatti, ci sono le cosiddette patologie murarie causate proprio dall’acqua che invade i muri.

Per venire alla sua domanda, sappiamo che i processi del metabolismo degli esseri viventi non sono di origine chimica ma fisica, e vengono imposti dal linguaggio elettromagnetico delle molecole d’acqua nel nostro corpo.

Queste aggregazioni di acqua avvengono in zone chiamate domini di coerenza e nella loro aggregazione cominciano ad oscillare. Si aggregano in gruppi di diversa dimensione e, a seconda della loro grandezza, questa oscillazione è più rapida o più lenta. Mettendo insieme le zone di aggregazione si crea un linguaggio.

Un linguaggio vero e proprio?

Esatto, pensate che c’è uno scienziato napoletano che ha raccolto la musica dell’acqua; questo linguaggio quindi è musicale ed armonico, di una perfezione assoluta.

E quali sono gli effetti di questo linguaggio sugli esseri viventi del mondo, su di noi?

Gli effetti sono affascinanti: le molecole d’acqua si aggregano creando un campo elettromagnetico definito “auto intrappolato”. Questo campo ci protegge da ogni tipo di inquinamento elettromagnetico, che sappiamo benissimo avere un potenziale dannoso sull’ambiente circostante. Ebbene, l’inquinamento produce danni ai tessuti molli, ma non all’acqua del nostro corpo.

Ci sono degli scienziati che stanno lavorando per dimostrare che le molecole d’acqua, su questo Pianeta, sono in grado di comunicare tra loro sulla stessa lunghezza d’onda che poi, caso strano, corrisponderebbe alla lunghezza dell’Equatore.

Come si può utilizzare questa conoscenza del comportamento dell’acqua in applicazioni pratiche?

Noi di ATENA abbiamo fatto varie esperienze in diversi settori, dall’agricoltura alla biologie, e inizialmente ci occupavamo di programmazione per i nostri dispositivi. 

In agricoltura ci venne spontaneo pensare che “informando l’acqua”, attraverso un sistema vibrazionale, saremmo riusciti a mettere all’interno le informazioni dei pesticidi per agevolare la lotta contro i parassiti.

Col passare del tempo ci siamo accorti che le piante hanno già al loro interno un grande sistema di autodifesa. Le piante sono esseri di una potenza energetica enorme, ma quando vengono allevate in modo intensivo perdono un po’ di queste “memorie” e non riescono più ad impiegarle, nonostante le abbiano ancora incise all’interno del DNA.

E a quel punto cosa avete fatto?

Cinque anni fa abbiamo fatto un cambio di paradigma nello sviluppo dei nostri progetti:  abbiamo smesso di mettere le frequenze nei pesticidi.

Da quel momento in poi abbiamo riscontrato un’ aggressione inferiore in media del 50% da parte di tutti i tipi di parassiti, dagli insetti ai funghi. Questo perché la pianta viene stimolata ad utilizzare ed aumentare le proprie difese.  

Non è l’unico cambio di paradigma che vede, vero?

Direi di no. Una volta mettevamo al centro l’uomo in tutti i progetti, oggi invece al centro dei progetti c’è il denaro. Si è passati dal denaro fisico a quello elettronico ed infine quello virtuale. Anche qui c’è stato un cambio di paradigma.

Infatti al tempo di Tesla e Marconi si parlava di progresso inteso come avanzamento dell’umanità cioè quanto porta all’uomo a progredire socialmente.  Oggi invece si parla di sviluppo, inteso come sviluppo economico.

C’è una citazione di Pasolini ancora attuale che amo particolarmente: “oggi si tende a connettere tutto ciò che è connettibile”.

E’ la via che ha preso lo sviluppo tecnologico: oggi tutto è smart. La maggior parte di queste connessioni avviene per onde radio, satelliti, bluetooth, ecc ecc.

Come influenzano il nostro Pianeta questa mole di connessioni?

In diversi modi. Abbiamo scoperto un campo elettromagnetico naturale che interagisce direttamente con tutta la biologia del Pianeta: si tratta dei “moti stazionari di Schumann”, circa 7.83 hertz (hertz è l’unità di misura internazionale che corrisponde al numero di ripetizioni in un intervallo di tempo di 1 secondo)

E’ un campo elettromagnetico che è rimasto intrappolato quando si è formato il Pianeta Terra e rimbalza in continuazione, con un’onda molto lunga, tra la superficie terrestre e la ionosfera, in una cavità di 70-80 km di spessore. 

Quindi stiamo parlando di 10 “giga hertz”, ovvero un miliardo di hertz. Allora, fino al 1940 il fondo naturale era 0,002 volt per metro.

Qual è la soglia massima da rispettare?

Attualmente il tetto legale in Italia (e siamo il paese più basso a livello europeo) è di 6 volt per metro. In realtà spesso lo superiamo abbondantemente.

Con il 5G può crescere fino a 61 volt per metro (V/m). Negli Stati Uniti in questo momento le norme parlano di 61 V/m. Ci sarà un incremento esponenziale quando si passerà al famoso internet delle cose e avremo gran parte degli oggetti connessi l’uno con l’altro con la rete internet. Questo è inevitabile, non possiamo combatterlo:  è la direzione in cui si è incamminato l’uomo.

Che ruolo hanno i satelliti in tutto questo?

Nei prossimi 2-3 anni si prevedono 20 mila nuovi satelliti con 200 miliardi di oggetti trasmittenti, quelli connessi alla domotica.

Stanno lanciando 40 mila satelliti a bassa quota (100-150 km), 200.000 satelliti starlink per potere avere internet ovunque (il progetto di Elon Musk) e 20.000 satelliti per coprire con il 5G completamente tutto il Pianeta. 

Questo per coprire ottimamente non solo le zone ad alta intensità abitativa ma l’Amazzonia e il Sahara.

Che effetto hanno i campi elettromagnetici sulle cellule, e qual è il suo parere al riguardo?

I campi elettromagnetici inducono una reazione nelle cellule. Ricollegandoci al  linguaggio elettromagnetico dell’acqua, aggiungo che, come sappiamo, i neuroni trasmettono segnali attraverso correnti elettriche, quindi il nostro corpo è pervaso naturalmente di correnti elettriche e piccoli campi elettromagnetici. Gli effetti sono ad esempio un aumentato rischio di glioma, un tumore maligno al cervello. Di conseguenza, l’agenzia internazionale per la ricerca sul cancro ha classificato i campi elettromagnetici come possibili cancerogeni per l’uomo.

La maggior parte degli studi che rassicurano che tutti questi campi elettromagnetici non ci creano danni, tra cui il progetto “Interphone” – fondamento delle posizioni dell’OMS – hanno ricevuto finanziamenti da soggetti privati tra cui gli stessi gestori della telefonia mobile.

Si è scoperto che ben 6 su 7 componenti della commissione dell’OMS ricevono regolarmente finanziamenti per le loro ricerche da gestori di telefonia mobile. 

D’altronde da parte del governo italiano non mi risulta sia stato richiesto alcun parere sanitario sul 5G. L’INAIL dichiara di non aver alcuna documentazione sulla sua sicurezza del 5G; il Ministero della salute dichiara di non essere stato interpellato sulla sicurezza del 5G dal Ministero dello sviluppo economico, il quale risponde che la documentazione richiesta non è di sua competenza; l’Istituto Superiore della Sanità dichiara di non aver prodotto alcun parere sanitario ma di aver risposto all’AGCOM che richiede la semplificazione delle procedure di installazione.

Quello che voglio dire è che il progresso è certamente importante ma andrebbe tenuto sotto controllo. 

L’obiettivo del mio discorso è comunicare che bisogna avere consapevolezza di quello che stiamo facendo, per proteggerci da tutte queste variabili, cosa che possiamo fare lavorando sull’omeostasi del corpo: rafforzando il nostro sistema di auto protezione naturale.

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5 passi verso la sostenibilità. Intervista a Luigi Gabriele

5 passi verso la sostenibilità. Intervista a Luigi Gabriele

Luigi Gabriele è il presidente di Consumerismo e di Visionari, associazioni no profit che si occupano di divulgazione scientifica e tecnologica.

Fa parte dei gruppi di lavoro sulla tutela del consumatore del Ministero dello Sviluppo Economico ed è ospite abituale a diverse trasmissioni televisive e radiofoniche.


Si batte da sempre in difesa della tutela dei consumatori e con le sue competenze ha risolto casistiche di ogni genere in favore degli utenti di tutti i settori di consumo.

Dottor Gabriele, che libro ha tra le mani e come mai lo ha portato con sé oggi?

Questo? “Un Green New Deal Globale” di Jeremy Rifkin, pensi che certe volte mia moglie mi dice “ma è mai possibile che te lo porti ovunque?”. Lo lascio da tutte le parti, certe volte ho inciampato anche perché lo avevo messo nei posti più assurdi…

Devo dire che è diventato la mia Bibbia, ecco perché l’ho portato anche a questo incontro con voi di Avangard. Si tratta di uno di quei libri che hai bisogno di leggere e rileggere, controllare e ricontrollare in continuazione quando pensi che ti sia sfuggito un passaggio. Ma soprattutto ti fa venire ispirazioni.

Che genere di ispirazioni?

Le ispirazioni che ti spingono a capire, ad esempio, che cosa significa il tema del nostro incontro di oggi: “la casa del produttore intelligente”.

Qual è il modo di essere intelligenti? E poi, cosa si intende per casa? Si tratta dell’immobile in cui viviamo o ci riferiamo a un concetto di casa in senso lato, quindi esteso all’unica casa di cui disponiamo realmente?

Immagino che lei si riferisca al nostro Pianeta. Secondo lei che collegamenti ci sono tra progresso tecnologico e emissioni di CO2? Le due cose sono inscindibili?

Come scrive Rifkin nei suoi testi, io credo che in questo esatto momento della storia dell’umanità, l’uomo si trovi all’apice della propria evoluzione tecnologica.

Negli ultimi 15 anni della sua esistenza il genere umano ha generato un progresso mai visto prima. Abbiamo raggiunto l’ipervelocità, siamo in grado di raggiungere 1200 chilometri orari. La robotica si è ibridata con il cervello umano. Elon Musk è riuscito ad innestare nel cervello un microchip in modo tale che l’uomo possa finalmente diventare l’uomo bionico che ci hanno fatto immaginare qualche anno fa.

Con l’editing genetico possiamo editare il genoma umano: pensate a Sofia, un’umanoide che ha raggiunto un livello di consapevolezza tale che un governo ha dovuto rilasciarle la cittadinanza.

Tutto questo, però, necessita di un’incredibile quantità di energia. Troppa.

I costi ambientali del nostro progresso sono così alti?

Non lo si può negare. Sappiamo tutti che si avvicina una catastrofe di portata planetaria.

È come un asteroide, ma che ti colpisce dall’interno. E quell’asteroide siamo noi.

Dal 1790 sono state prodotte 240 miliardi di tonnellate di CO2. Dobbiamo rimanere al di sotto dell’aumento di un grado e mezzo della temperatura. In caso contrario alcuni ecosistemi non saranno più sostenibili.

Quanto tempo abbiamo per invertire questo trend?

Possiamo emettere ancora soltanto 300 miliardi di tonnellate di CO2. Se le dividiamo per ciò che il nostro pianeta è in grado di sostenere (40 miliardi l’anno), allora ci rimangono solo 7 anni prima di danneggiare irrimediabilmente il nostro ecosistema.

E cosa possiamo fare per bloccare questo processo? Esistono soluzioni realmente perseguibili?

Dobbiamo scegliere un modello economico sostenibile in ogni senso, sia dal punto di vista finanziario che ambientale.

Negli ultimi tempi oltre ad ispirarmi a Rifkin ho dedicato molta attenzione a un altro grande scienziato e pensatore della nostra contemporaneità che si chiama Yohan Rockstrom. Rockstrom ha individuato le 9 motivazioni per le quali il nostro pianeta ha superato tutti i livelli massimi della sua sostenibilità. E ci ha fornito delle soluzioni da adottare in 5 passaggi.

Ma dobbiamo adottarle tutti insieme, non esclusivamente i vari governi internazionali. Solo così i risultati possono essere all’altezza del problema che stiamo affrontando.

Quindi si tratta anche di comportamenti individuali?

Assolutamente. Innanzitutto potremmo adottare modelli sostenibili per le nostre abitazioni, riducendo così il nostro consumo energetico. Pensiamo alle implicazioni economiche. Bastano 2 gradi in meno per arrivare addirittura ad un vantaggio del 20% sulla bolletta elettrica e del gas.

In seconda battuta dobbiamo cambiare le abitudini alimentari.

Crediamo che la maggior parte delle emissioni sia dovuta ai trasporti, ma in realtà la metà dell’inquinamento atmosferico è legata al settore dell’alimentazione. Che ovviamente poi incide anche sui trasporti, se consideriamo lo sforzo logistico globale.

Per questo motivo, l’assunzione di proteine di origine vegetale deve assolutamente superare di gran lunga quella di origine animale. E le soluzioni pratiche esistono già.

Può farci un esempio?

Certamente. Esiste una start up a Barcellona che sta sviluppando con la stampa 3d la produzione di carne stampata digitalmente. Sono proteine artificiali che hanno un effetto molto più vantaggioso di quelle di natura animale e con una resa estremamente maggiore sia dal punto di vista della sostenibilità ambientale che di quella biologica.

Quarto punto: dobbiamo ripopolare la flora ambientale. Dobbiamo piantare più alberi possibile. Ognuno nel suo piccolo può aiutare: basta pensare alle festività. Il mio è un invito a regalare alberi a qualcuno anziché fare i soliti regali.

Ma la cosa più importante da fare adesso è certamente cercare di eliminare i rifiuti, anche adottando una gestione circolare.

Dunque è in questo modo che riusciremo a costruire la casa del consumatore intelligente?

Esattamente. Noi di Consumerismo, in qualità di associazioni di consumatori, ci siamo impegnati a dare il nostro contributo per raggiungere uno degli obiettivi per la sostenibilità: quello di adottare modelli di produzione e di consumo più responsabili.

Lo facciamo in tante forme, tra le quali la divulgazione, ecco perché quando vado in giro invito tutti ad aderire al nostro Manifesto della sostenibilità consumeristica.


Si tratta di mettere insieme, ognuno con la propria competenza, delle indicazioni e delle direttive da offrire ai cittadini, a tutti. Reputo fondamentale fornire innanzitutto soluzioni comportamentali ai singoli individui.

Il compito di chi tutela i consumatori è fare divulgazione scientifica e tecnologica per semplificare e ottimizzare il sistema di produzione e consumo mondiale. Ognuno di noi può dare un grande contributo per fare in modo che il nostro pianeta diventi una casa perfetta.

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Obiettivo numero 7: energia pulita per tutti. L’intervista a Livio De Santoli

Obiettivo numero 7: energia pulita per tutti. L’intervista a Livio De Santoli

Il Prof. Livio De Santoli è prorettore alla sostenibilità dell’Università La Sapienza e Presidente del Coordinamento FREE, il gruppo delle 26 associazioni nazionali dedite alle energie rinnovabili e all’efficienza energetica e ha presentato il suo ultimo libro a Roma, durante il convegno Avangard di fine 2021 dal titolo “La casa del consumatore intelligente”.

Professor De Santoli, come mai ha voluto mostarci questa immagine?

Io non so quanti di voi la conoscono (è la copertina dell’album dei King Crimson, 1969) ma c’è un motivo per cui ve la mostro: l’uomo schizoide del ventunesimo secolo.

Perché è schizoide?

Perché l’uomo già all’epoca non stava capendo nulla e sarebbe stato egli stesso causa del suo disastro, della sua catastrofe. 

Naturalmente parla della questione ambientale. Nel 2011 usciva il suo “Le comunità dell’energia”, quando di comunità di energia credo che non ci fosse nessuno al mondo a parlarne, e successivamente “Territorio 0”, altro progetto possiamo dire visionario, scritto a quattro mani con Angelo Consoli. Quest’anno invece lei ha pubblicato il suo ultimo libro, “Energia per la gente”, in cui si parte da una semplice locuzione, ossia l’obiettivo numero 7 dell’agenda 2030 dell’ONU. Ce ne parla? E’ un libro tecnico?

Non direi tecnico, è un libro divulgativo, che cerca di spiegare alcune cose tecniche, di farle intravedere.  “Obiettivo 7 – Assicurare l’accesso all’energia a prezzi accessibili, affidabile, sostenibile e moderno per tutti”. Clean energy for all, mi piace dirlo in inglese perché la traduzione non riesce a dare il vero senso di cosa significhi energia pulita per tutti. Scomponendolo in modo semplice: “energia pulita” sta per energia prodotta senza carbonio.

Per la prima volta nella storia l’uomo sta operando modificazioni che possono portare alla sua distruzione. Anche senza essere drammatici, consideriamo che ad affermarlo ci sono 197 paesi dell’ONU e 1500 scienziati.

Rimanendo allora sul piano delle premonizioni artistiche, cosa ci dice dell’ultimo brano, “Epitaph” e di quella frase che recita “la confusione sarà il mio epitaffio”? Pensa che ci sia confusione nel nostro di chi dovrebbe prendere decisioni per il bene del Pianeta?

Sì, la confusione è quella che sta regnando in questo momento. Questa splendida e un po’ inquietante frase che ha citato (di un poeta per me non sufficientemente celebrato, Peter Sinfield) ci parla proprio di questo, come sempre anticipando i tempi.

Da un lato c’è la consapevolezza del fatto che l’uomo sia effettivamente causa del suo male, dall’altra si sta continuando ad alimentare una confusione. Una confusione che impedisce di vedere chiaro qual è l’obiettivo e quindi di raggiungerlo.

Le racconto un episodio che mi ha fatto piacere: alla fine di novembre 2021 c’è stata una manifestazione in Confindustria intorno a questo manifesto sulla sostenibilità, con la partecipazione dalle parti sociali, di alcune grandi aziende dell’energia italiana e del Ministero per la Transizione Ecologica.

Ebbene, in quell’occasione ho sentito due campane diverse della stessa famiglia: il ministro della transizione ecologica da un lato e il primo ministro dall’altro che hanno detto due cose opposte. Questo per farle capire la confusione che regna.

A quel punto, come Coordinamento per il comparto energia, abbiamo fatto un comunicato stampa in cui chiedevano chiarimenti sulla strada da prendere. Qualche giorno dopo abbiamo letto sui giornali che come per miracolo sono stati svincolati 350 megawatt di eolico in Italia che stavano lì, nei cassetti, da 4 o 5 anni.

Allora forse conviene andare dritti al punto, dissipare i dubbi?

Esattamente. Conviene dire le cose come stanno e cercare di capire, eliminare la confusione, come ho cercato di fare scrivendo questo libro e dando un minimo di indicazioni su quell’obiettivo, il numero 7.

L’energia non si crea e non si distrugge, questo lo sappiamo da quando siamo piccoli.

Si trasforma. E in ogni processo di trasformazione si perde qualche cosa perché non è possibile conservare lo stesso livello. La trasformazione, non solo in scienza ma anche in filosofia, è la vita. Il vero senso della vita è la trasformazione perché è nella trasformazione che succedono le cose, è nella trasformazione che dobbiamo cercare di non perdere ciò che abbiamo ma anzi, di evolvere di migliorare. È nella trasformazione che la mia vita esiste.

Dico questo perché per me l’energia è la metafora della vita: senza energia non si vive, non solo in epoca tecnologica, ma sempre.

Secondo lei, riguardo le tematiche energetiche, ognuno di noi è un attore partecipe? Oppure ha demandato a qualcun altro?

Questa è una bella domanda, ed è il quesito che mi sono posto scrivendo questo libro. Ebbene la risposta è stata, ed è tutt’oggi: NO.

Ma com’è possibile questo, nonostante l’avvento delle fonti rinnovabili e dell’efficienza energetica? C’è una possibilità?

Tra l’altro penso siano due cose che vadano messe insieme – l’efficienza energetica è rinnovabili e le rinnovabili sono l’efficienza energetica – il fatto di tenerle separate fa parte del trend confusionario.

In questo i giovani sono più attenti a non cadere. La Generazione Z ha di bello che si sta riappropriando di una capacità che l’uomo ha sempre avuto: quella di mettere insieme le cose, collegare i puntini, come nella Settimana Enigmistica, gioco che purtroppo abbiamo smesso di fare da quando eravamo piccoli.

Da questo punto di vista, il fatto di vedere le cose nel loro insieme permette all’uomo di riappropriarsi della propria vita.

La transizione ci può aiutare in questo?

Sì, ma non mi piace il termine “transizione”. Come suona, cosa vuol dire?

Significa cambiamento?

Il termine “transizione” può indicare un cambiamento ma anche in peggio. Ad esempio la transizione da uno stato di benessere ad uno stato di malessere. Preferisco parlare di trasformazione, nel senso con il quale stavo cominciando questo discorso.

Una trasformazione positiva è vedere la partecipazione attiva degli individui alla loro stessa vita. Con le rinnovabili e l’energia condivisa si può fare.

Le comunità dell’energia sono un altro pilastro della trasformazione, giusto?

Certamente, di questa visione diversa che deve mettere da parte tutto quello che c’era, ma deve farlo senza ambiguità perché non è più possibile tentare di risolvere i problemi che abbiamo con gli stessi mezzi che li hanno causati. E non è più possibile nemmeno pensare di tagliare in maniera netta con il passato.

Transizione per forza, ma una transizione veloce e urgente. L’accesso all’energia, cioè energia per tutti, è senso e misura della libertà. Da parte nostra accettare questo approccio significa riconquistare la libertà che abbiamo perduto a causa dei sistemi che ci hanno in qualche modo inglobato, e di cui non eravamo neanche responsabili. Fino ad oggi abbiamo utilizzato un’energia che non era nostra, che non sapevamo quanto costasse né di che qualità fosse. Abbiamo utilizzato energia della più sporca, non solo in senso ambientale, ma anche sociale perché estorta con la violenza da paesi che la davano perché poveri.

Tutti i casi più importanti di prelevamento di petrolio sono stati accompagnati dal sopruso da parte di qualcuno che pensava di essere il padrone, nei confronti di quelli che invece ne erano proprietari.

Questa è una vera assurdità, e l’abbiamo fatta. Noi accendevamo la luce con questa energia.

C’è qualche caso in particolare che l’ha portata a questa riflessione?

Ci sono due questioni recenti: Il primo era la COP26 (LA 26° “conference of the parties” della convenzione delle Nazioni Unite sui cambiamenti climatici, UNFCCC) che a mio avviso non è stata un grande successo, perché è impossibile mettere d’accordo 197 paesi con le loro economie e dinamiche particolari. C’è grande difficoltà nel devolvere quei famosi 100 miliardi di dollari che da 10 anni promettiamo al terzo mondo. 

Lei dice che non arriveranno gli aiuti?

Quali aiuti? Risarcimenti, li chiamerei. 

Non posso “aiutare” chi ho massacrato, devo risarcire quelli che pagano il prezzo più alto per le emissioni senza esserne stati responsabili. Anche questo fa parte della confusione, buttare un po’ tutto nel calderone.

Finchè non risolveremo queste questioni non ci sarà la possibilità di avere quell’energia libera che è l’unica cosa che può rendere veramente libero ciascuno di noi.

E qual è la seconda questione?

La storia del prezzo dell’energia. Su questo non c’è confusione che tenga. I governi possono dire quello che vogliono, ma ognuno di noi è capace di capire che c’è un sillogismo che mette chiarezza su tutta questa storia.

Premesso che ancora non abbiamo visto nulla rispetto a ciò che accadrà nei prossimi mesi. Sarà veramente qualcosa di pesantissimo per le famiglie, le più povere saranno come al solito quelle che pagheranno di più. Mille euro in più di bolletta per le famiglie ricche saranno motivo di tristezza ma non cambiano la vita, ma a chi non arriva a fine mese la cambia eccome.

Qual è la causa dell’aumento dell’energia?

L’unica causa dell’aumento della bolletta energetica, sia elettrica che termica è la commodity, cioè quella che si scambia sui mercati internazionali e che non c’entra niente con il singolo individuo.

Se il gas viene quotato in un certo modo, si porta dietro tutto il resto.

Come possiamo risolvere il problema degli aumenti in bolletta?

L’unico modo è eliminare il gas. Non le voglio dire i numeri perché sono deprimenti, ma se noi avessimo continuato la politica che era cominciata faticosamente a farsi largo alla fine degli anni 2000, e se l’avessimo continuata con lo stesso impegno costante, forse oggi non avremmo parlato di questo. Avremmo avuto il 50% di rinnovabili vere, che invece stanno aumentando sì, ma con una grande fatica.

Bisogna quindi procedere senza più ambiguità verso gli obiettivi in agenda?

Proprio così, procedere dritti! L’unico modo è eliminare la confusione. Per eliminare la confusione e per cercare di andare dritti verso il nostro futuro sostenibile, è necessario che ognuno di noi si proponga singolarmente come attore della propria vita, con l’unico dovere: quello di condividere. Perché, come recita un altro brano di King Crimson, “nessuno può essere un’isola”

Cerchiamo di essere noi i motori della trasformazione, perché ci conviene, perché è l’unica cosa che possiamo fare in una prospettiva futura. Pensi che la Gen Z è già finita, adesso stiamo parlando di quelle successive, dei nostri nipoti.

Next Generation sarà molto impegnativo se non adottiamo un sistema, se non capiamo che è per loro che dobbiamo farlo. Ognuno di noi. E a questo punto si apre una speranza, non bisogna drammatizzare né essere pessimisti. Bisogna fare vincere l’ottimismo della volontà sul pessimismo della ragione.

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Superbonus e controlli: le contraddizioni. Intervista a Paolo Boffa

Superbonus e controlli: le contraddizioni. Intervista a Paolo Boffa

Grazie alla sua lunga esperienza da dottore commercialista e revisore dei conti per aziende operanti in diversi settori, Paolo Boffa ha sviluppato conoscenze approfondite nell’ambito della normativa fiscale relativa a superbonus ed ecobonus.

Durante la tavola rotonda di AVANGARD dal titolo “La Casa del Consumatore Intelligente”, Boffa ha condiviso il suo pensiero in merito alla tendenza, da parte delle autorità competenti, di responsabilizzare il cittadino in merito alle iniziative volte all’ efficientamento energetico.

Oggi abbiamo il piacere di avere come ospite il dott. commercialista Paolo Boffa e ne approfittiamo per fargli subito la domanda cruciale: in base alla sua esperienza in fatto di ecobonus e incentivi per le rinnovabili, che idea si è fatto?

Molti hanno l’impressione che si siano smarriti gli obiettivi di fondo, soprattutto a causa delle distonie in cui il nostro Paese sta affrontando la transizione ecologica.  A che punto siamo?

 

Bella domanda. Diciamo che, nell’ambito delle operazioni avviate per cercare di migliorare l’utilizzo delle fonti di energia alternative, dal punto di vista fiscale siamo il Paese del “vorrei ma non posso”.

Abbiamo lo stesso problema che denunciava anche il dott. Vantangoli riguardo al 5G: il “gioco delle tre scimmiette” tra “non so”, “vedremo” e “non è mia competenza”.

I ministeri competenti manifestano la loro incapacità di provvedere in maniera logica a una normativa di settore, demandando controlli alle professionalità al di fuori degli organismi pubblici, salvo non fidarsi, tornare indietro e fissare ulteriori paletti e parametri che scoraggiano tutti coloro che vogliono investire in forme alternative di energia, sia da un punto di vista industriale che domestico, per migliorare l’efficienza energetica delle proprie case o anche delle proprie strutture produttive.

Immagino si riferisca al DL. 157- 2021 del novembre 2021.

Esattamente. Vorrei ricordare che questo interviene in un momento di grande incertezza sul rinnovo di tutti i bonus che oggi sappiamo essere esistenti per il 2022 (alcuni anche per il 2023).

Di fatto le aziende che intendevano investire nel settore di domotica ed ecobonus non sapevano, fino al 11 novembre 2021, se questo tipo di apparecchiature avrebbe potuto usufruire di bonus fiscali e quindi se avrebbero ottenuto degli incentivi per la messa in opera a favore degli utenti.

E cosa dice questo decreto?

Il provvedimento in questione, nell’estendere i bonus già esistenti, di fatto inizia però a fissare dei paletti.

A questo punto facciamo un piccolissimo excursus indietro; la normativa emanata l’11 novembre si riallaccia al cosiddetto “decreto rilancio” del 2020, il quale si pensava potesse dare un cambio di direzione a quelli che erano gli orientamenti in termini di politiche industriali del Paese e di conseguenza portare anche una maggiore attenzione verso le fonti rinnovabili e i bonus di carattere ecologico.

In realtà quella misura si è manifestata come una misura di emergenza, prevista per consentire il rilancio di determinati settori industriali in un momento di grande crisi e fermo produttivo causato dalla pandemia. Non si trattava quindi di nulla di organico e programmato.

Ecco, in quel momento si doveva stabilire se rinnovare tutti i bonus creati dal “decreto rilancio”. Questi sono stati rinnovati con una serie di limiti particolarmente vincolanti. 

Ci fa qualche esempio di questi vincoli?

Innanzitutto per il Superbonus è stata prevista l’estensione del visto di conformità per qualunque tipo di utilizzo della detrazione (mentre prima in alcuni casi non era obbligatorio).

L’unica eccezione si verifica nel caso in cui il contribuente presenti in prima persona, attraverso i canali telematici dell’Agenzia Delle Entrate, la dichiarazione dei redditi e si dichiari responsabile degli importi per i quali chiede di usufruire delle relative detrazioni. 

Altro punto introdotto dal decreto è quello relativo all’emanazione dei parametri per la valutazione della congruità dei prezzi.

Questo è uno dei punti di maggiori incertezze, pare.

Certo, soprattutto se pensiamo a tutti gli operatori che hanno deciso di investire nel settore specifico (dopo la pubblicazione del decreto) che da oggi in poi sono nel dubbio di avere, a partire da febbraio 2022, dei tariffari completamente diversi rispetto a quelli per i quali avevano dovuto svolgere dei piani industriali, e quindi si trovano nella difficoltà di stabilire in che modo e secondo quali termini portare avanti le proprie produzioni.

Inoltre il decreto in questione estende la necessità del visto di conformità e della valutazione della congruità dei prezzi anche a tutti gli altri tipi di interventi agevolati quindi non solo del super bonus ma anche di altri bonus, in particolare quelli legati all’efficientamento energetico. Questo vale sia che ci sia un utilizzo come contributo sotto forma di sconto, sia sotto forma di cessione del credito di imposta, sia infine che ci sia un utilizzo diretto all’interno della dichiarazione dei redditi.

Come si traduce tutto questo in termini pratici?

É come se il governo dicesse:

«Io non sono in grado di controllare se le opere verranno fatte effettivamente per produrre un efficientamento energetico oppure con un mero intento speculativo, e non sapendolo controllare, demando ai commercialisti per il visto di conformità, demando a tecnici, agli ingegneri, agli architetti ecc per quanto riguarda la congruità dei prezzi.»

Da un lato delega ma dall’altro si riserva il diritto di intervenire, è corretto?

Esatto: con l’Art. 2 del DL.  157- 2021 il governo si riserva comunque il potere di sospendere le operazioni di cessione del credito o di sconto in fattura entro 5 giorni dalla comunicazione che avviene attraverso i canali telematici dell’agenzia delle entrate.

Questa sospensione può avere una durata massima di 30 giorni, il che significa innanzitutto porre delle incertezze sull’operatività degli acquisti e quindi anche dei contratti tra gli operatori e, soprattutto, pone dei profili di rischio per quelli che sono i rapporti di natura contrattuale tra produttori e gli utenti finali che vanno ad acquisire i beni di cui sopra.

Il tratto comune che si desume dalla lettura del decreto legge e anche dalle prime due circolari che l’agenzia delle entrate ha emanato, sembra essere quello di voler affermare da parte dello Stato:

«Io non sono in grado di controllarvi, non sono in grado di dire se state facendo le cose nel modo corretto o meno ma non posso fermare quella che è l’evoluzione obbligata verso l’utilizzo di questi incentivi per l’efficientamento energetico di tutte le unità immobiliari del paese. Tuttavia, da una parte delego ai professionisti e dall’altra mi riservo la facoltà di dire che quello che il professionista ha accettato, quello che l’azienda ha prodotto e ha regolarmente installato potrebbe – a mio insindacabile giudizio – essere non valido e suscettibile di sospensione e di fermo rispetto alle operazioni di concessione del bonus.»

Quindi lei, come diceva anche il Prof. Livio De Santoli, trova che ci sia ancora da fare molta chiarezza al riguardo?

Ritengo che questo sia un modo pessimo di procedere che dia un’enorme incertezza al settore. Sicuramente non ottiene il risultato di incentivare né le aziende che vogliono produrre né soprattutto tutti gli utenti finali.

In pratica stiamo entrando in un mondo nel quale lo Stato concede al privato, sia all’utente finale sia al professionista (commercialista, all’architetto, all’ingegnere) di sburocratizzarsi, fermo restando che anche dopo tutti questi controlli ci potrebbe essere un ulteriore controllo da parte delle autorità competenti.

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